Tutti, almeno una volta, leggendo un libro che ci ha appassionato, ne abbiamo ardentemente
desiderato una trasposizione cinematografica, eppure, quando capita di vedere un film tratto da
un romanzo che abbiamo letto, molto spesso non lo apprezziamo quanto l’opera originale.
Questo avviene perché, ovviamente, il cinema e la letteratura sono due cose differenti: risulta
necessario modificare sia la struttura che la trama di un testo per trasformarlo in film.
Non sempre, tuttavia, un’adeguata rielaborazione rende il passaggio possibile, poiché alcune
storie concentrano il proprio valore in tratti esclusivi dello scritto, come i commenti di un
narratore onnisciente o l’assenza di un protagonista fisico. Ciò non significa che un lungometraggio comunichi meno di un’opera letteraria, ma che letteratura e cinema sono due diverse forme d’espressione e, come tali, possono essere più o meno adatte a raccontare qualcosa.
Chi non ha mai lontanamente sentito parlare delle tre leggi della robotica? Nei libri di italiano
delle medie trovare il nome Isaac Asimov, in riferimento alla fantascienza, è semplice quanto
leggere Tolkien nel capitolo dedicato al fantasy o Arthur Conan Doyle in quello dedicato al
giallo. Eppure, se si chiedesse di indicare un personaggio presente in un’opera di ciascuno di
questi tre scrittori, pochi saprebbero nominare un corrispettivo di Asimov. Perchè? Chiunque
risponda a questa domanda affermando che i testi dello scrittore di fantascienza non hanno ricevuto molti adattamenti cinematografici di successo avrebbe ragione, perché nonostante la
piattaforma AppleTV stia in questi anni producendo una serie televisiva ispirata al Ciclo delle
Fondazioni di Asimov, ed esista un film intitolato “Io,Robot”, nessuno di questi due prodotti è
stato capace di attrarre molto pubblico, e, questo, a differenza dei racconti e dei romanzi su
Sherlock Holmes e del celeberrimo Signore degli Anelli.
Tuttavia, la vera ragione per cui nominare un personaggio di Asimov è difficile, è che un
protagonista fisico, nelle sue storie, non c’è.
Prendiamo come riferimento il Ciclo della Fondazione, serie di sette romanzi scritti in diversi
periodi della vita dello scrittore statunitense, e concentriamoci sul primo di questi testi:
“Fondazione”. In quest’opera di fantascienza viene narrato un ipotetico futuro in cui l’umanità ,
organizzata in un vastissimo impero, ha colonizzato la Via Lattea. In questo contesto, il
matematico Hari Seldon, fondendo principi che regolano il comportamento dei gas e leggi
sociologiche, inventa una scienza il cui obiettivo è prevedere a grandi linee l’evoluzione futura
della società ; per mezzo di questa disciplina predice l’imminente caduta del governo ed un
medioevo galattico che durerà diversi millenni. Al fine di ridurre la durata di questo periodo di
transizione, Seldon prepara un programma plurisecolare ed istituisce una fondazione con il
compito di portare l’intera galassia alla formazione di un nuovo impero.
In questo testo, protagonista è la scienza di Hari Seldon,ossia la psicostoria: per tutto il racconto
si avvicenderanno vari governatori, passeranno decenni, ma la psicostoria rimarrà , porterà avanti
la storia tramite l’idea di manipolare la società conoscendone il futuro.
La centralità delle idee si trova in quasi tutti i testi di Asimov: il nucleo delle vicende nei racconti
sui robot, ad esempio, sono le macchine e le leggi che le regolano. La domanda è: “Com’è
possibile ricreare quest’idea tramite un’opera cinematografica?” Nemmeno una serie antologica
riuscirebbe nell’intento.
Douglas Adams e la critica dal narratore
In quello che si potrebbe definire il periodo d’oro dei gruppi comici britannici, caratterizzati da
quell’umorismo che diventerà poi famosissimo su tutto il globo, lo sceneggiatore Douglas Adams
scrive una trasmissione radiofonica che successivamente troverà una maggiore stesura in una serie
di romanzi: “Guida Galattica per Autostoppisti”.
Il testo è una parodia della fantascienza del tempo ed, al contempo, espressione di quell’ironia
inglese che si prende gioco, con una filosofia quasi assurda, dell’irrilevanza di ciascuno di fronte
alla grandezza del tutto e della volontà irrealizzabile di avere ogni situazione sotto il proprio
controllo.
Inizialmente la Guida Galattica per Autostoppisti sembrerà solo un'accozzaglia di assurdità , ma le
insensatezze che accompagneranno tutta la lettura si potranno trasformare, per un occhio
attento, a delle eccentriche descrizioni della natura umana. Un esempio è una piccola digressione
sull’invenzione dei viaggi temporali, che nel terzo romanzo permettono a chiunque di spostarsi
nel tempo come potrebbe farlo nello spazio; tutti possono influenzare il passato ed il futuro come
preferiscono, le varie epoche diventano tutte uguali. Già negli anni ottanta, Adams ci parla di
globalizzazione e termina il capitolo con una citazione letteraria: “Il passato, dicono, è diventato
come un paese straniero: ci vivono esattamente come facciamo noi qui.”
Durante tutto il romanzo e nei quattro capitoli successivi, la voce del narratore è onnipresente, e
trasforma una sequela di eventi che potrebbero sembrare comicità spicciola ma che in realtÃ
sono critiche alla società . Come rendere i commenti di Adams in una rappresentazione
cinematografica? E’ evidente che ciò non sia possibile, come non si potrebbero riportare in un film le valutazioni del Manzoni presenti nei Promessi Sposi.
Conclusione
Di tutti gli esempi che sono stati fatti esistono trasposizioni cinematografiche, ma quanto queste
riescono a comunicare l’articolazione del pensiero dell’autore? Forse è meglio che alcune opere
letterarie non siano rappresentate scenograficamente in quanto il loro valore si manifesta appieno
nella letteratura e non attraverso l’opera cinematografica.
D’altronde, ciascuna di queste due forme di espressione ha le proprie peculiarità .
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